La Città di Campi Salentina si consacra al Cuore Immacolato di Maria

La piccola cittadina al confine tra le provincie di Brindisi e Lecce (qui, in foto, la bella piazza principale del paese con Municipio, Chiesa Madre e graziose palme) è conosciuta per la ventennale iniziativa culturale “la città del libro” che è cosa bella e muove l’editoria locale e non solo. Ma si vuole qui parlare di un evento d’altro tipo che la città sta per vivere.campi sal. .jpg

La Città di Campi Salentina compie un passo bello, utile e di cui si vedranno i frutti a tempo debito. Parliamo della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, una pia pratica che la Vergine Stessa, nelle apparizioni di Fatima del 1917, volle invitare a fare. (parentesi: la Consacrazione alla Madonna è una dolce forma di devozione che è antecedente alla mariofania portoghese: si pensi a San Luigi Maria Grignon de Montfort per fare l’esempio più noto). Ed ora, nel Centenario della apparizione della Vergine Santa alla Cova d’Iria, Campi vive un appuntamento grande e bello. E certamente ricco di grazie celesti.

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Nell’ambito di una iniziativa meritoria organizzata dalla locale Comunità dei Padri Scolopi (è possibile visionare l’intero programma, che va da mercoledì 8  a Domenica 12 marzo 2017, nella locandina che correda queste note oppure visitando direttamente il Sito dei Padri Scolopi di Campi) è prevista -come culmine sul piano puramente religioso- la Consacrazione della Città al Cuore Immacolato di Maria.

Gli appuntamenti in questa settimana sono tante ed ognuno può conoscerle ed eventualmente scegliere di partecipare ad esse: si pensi solo alla presenza della effigie della Madonna di Fatima benedetta da San Giovanni Paolo II.

Qui si è voluto rendere noto l’iniziativa con l’auspicio vivissimo che altre città e paesi possano seguire l’esempio. Intanto da questo modesto Sito web un grande plauso alla Città ed ai Padri Scolopi e, naturalmente, alla Chiesa Locale (Diocesi di Lecce) che ha promosso tale meritorio atto devozionale verso la Madre di Dio. Brava Campi: la Vergine protegga e benedica sempre tutti i campioti.

cosimo de matteis

BRINDISI -ANGELA CARLUCCIO RITIRA LE DIMISSIONI DA SINDACA

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Facendo seguito alla nota con la quale il 24 gennaio 2017 rassegnavo le mie dimissioni da sindaca della Città di Brindisi, comunico di aver determinato di revocare le stesse con efficacia immediata.
L’urgenza della mia decisione è legata alla necessità di disporre della pienezza delle funzioni in occasione della posizione che il Comune di Brindisi, nella persona del suo sindaco, è chiamato ad assumere entro domani, 8 febbraio 2017, nella Conferenza di Servizi fissata presso la sede del ministero dell’Ambiente, a Roma. Qui il Comune dovrà esprimere il proprio parere in ordine al riesame e al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’esercizio della Centrale Termoelettrica “Federico II – Brindisi Sud”.
Si tratta di questioni di eccezionale rilevanza e importanza per gli interessi del territorio e della popolazione, nei campi della salute pubblica, della tutela dell’ambiente, degli interessi economici e sociali.
Attesa la volontà di non sottrarmi alle mie responsabilità, intendo assumere le opportune decisioni legate all’autorevolezza consentita dalla pienezza del mandato sindacale. Sull’esito dell’incontro riferirò al mio ritorno alla conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale.
Per questi motivi, e per una ritrovata serenità della situazione politica le cui intense problematiche mi avevano spinta a rassegnare le dimissioni il 24 gennaio scorso, questa sera alle ore 19 ho revocato le stesse con efficacia immediata.

Angela Carluccio

 

 

“Sind’a mmè vattain”

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Ai te vaich mattain e sair, vestaut’ comm’a na c’zzail,
t’ tengh semp dann’anz’ all’ecchie mij.
Mic sacc’ comm’hai fatt, ad acchiarm jind’a stu’nguacchie,
sacc’ sul ca mò ssò fatt mij.
Ritornello:
Non t’si faccenne chiù acchià, sijnd’a mmè vattain addò uè!
Prauv’a sparesch’ dda me, sijnde a mmè vattain c’ciù uè!
Ogn’e’ttand te pigghie male, e te la vien a scontà c’mai,
e c’ se la pigghie n’gule sò semp’ji.
Ci’u aveva disce a mai ca ji aveva stà c’ tte
(ma) c’ continue acc’ssì te daic’addji.
Ritornello

“la Diocesi offre il corso gender”

diocesi-di-molfetta-sitoLa Puglia si conferma moderna, progressista ed all’avanguardia, su tutti i fronti. La regione governata per dieci lunghi anni dal comunista Nichi Vendola (che fu uno dei primi politici italiani dichiaratamente omosessuale. Ed ora anche padre ) torna alla ribalta per una questione che riguarda la Diocesi di Molfetta-Giovinazzo-Ruvo di Puglia-Terlizzi. Ecco una precisa narrazione dei fatti a cura di Luca Paci:  Corsi di formazione all’educazione di genere rivolti a insegnanti di ogni ordine e grado per sensibilizzare gli studenti alla lotta alle discriminazioni, all’omofobia e agli stereotipi. Non è l’iniziativa di qualche zelante direzione didattica territoriale che anticipa le linee guida del Ministero dell’Istruzione in uscita ad ottobre, ma il progetto condotto dall’Azione Cattolica pugliese e dall’Ufficio per la Pastorale della Famiglia della Diocesi di Molfetta – Ruvo di Puglia – Giovinazzo – Terlizzi in collaborazione con l’Ufficio per la Pastorale Scolastica.

L’evento è stato segnalato alla Nuova BQ da Generazione Famiglia, una delle associazioni protagoniste del Family Day che ha seguito la vicenda denunciando più volte tutti i rischi connessi ad una proposta di questo tipo.

Concretamente il corso dal titolo ‘L’Educazione di genere come contributo alla costruzione dell’Identità’ si articolerà come segue: venerdì prossimo ci sarà un incontro pubblico di presentazione. Poi, seguiranno 5 incontri (nel secondo e nel terzo ci saranno una serie di laboratori) della durata di tre ore l’uno, tenuti da diversi professionisti, alcuni dei quali molto noti nell’ambito degli studi di genere e già convolti in eventi e progetti sostenuti dall’attivismo del mondo lgbt.

manifesto-gender-molfettaBasta dare un’occhiata alla locandina (vedere a destra) dell’evento di presentazione per farsi un’idea dell’impostazione ideologica che sottenderà il percorso di formazione offerto a 120 professori.

Anzitutto salta agli occhi la foto al centro del manifesto (tratta dalla mostra Caleidoscopio di Missoni a Gorizia ndr) che ritrae manichini arcobaleno senza volto, dalle sembianze disarticolate e dai tratti indefiniti, con arti e protuberanze che escono dalla testa e altre parti del corpo. In altre parole una massa informe che può essere modellata a piacimento.

La sfortunata scelta stilistica colpisce meno però dei nomi che appaiono nel parterre dei relatori. Se si esclude il vescovo di Molfetta, mons. Domenico Cornacchia (che però nella serata di ieri con la Nuova BQ ha annunciato che non ci sarà ndr) e il dirigente scolastico provinciale, Vincenzo Melilli; è possibile ascrivere gli altri oratori nell’alveo delle correnti ideologiche che hanno una visione dell’antropologia umana e della famiglia agli antipodi rispetto a quella promossa dalla Dottrina sociale della Chiesa. Esperti di segno opposto per dare vita ad un contraddittorio equilibrato non sono infatti al momento segnalati.

La giornata di apertura di venerdì prossimo vedrà seduti al fianco al presule Rosangela (detta Rosy) Paparella, Garante Regionale Diritti dei Minori della Puglia e Vanda Vitone, vicepresidente dell’Ordine degli psicologi della Puglia. Per quanto riguarda la prima non sono un mistero il suo impegno in favore dei diritti lgbt e le sue posizioni sull’omogenitorialità: la Paparella ha infatti partecipato come relatrice al ‘Bari Pride Week’ e al ‘Festival delle donne e dei saperi di genere’.

Altrettanto note sono le argomentazioni psico-pedagogiche della Vitone: nel giorno dell’adesione della Puglia alla rete Ready l’ordine degli psicologi della regione pubblicò una nota in cui si affermava che “il sesso è determinato alla nascita, il genere è invece un costrutto socio-culturale che varia a seconda dell’epoca e della cultura in cui viviamo e delle regole sociali. L’identità di genere è la percezione che l’individuo ha di sé come uomo o donna; a volte non coincide con il sesso”.

In un video che è possibile rintracciare su Youtube la Vitone arriva perfino ad affermare che essere cresciuti da una coppia di genitori omosessuali non ha alcuna differenza con l’essere figli di una mamma e di un papa.

La psicologa sostiene che eventuali criticità sono dovute solo al contesto e all’ambiente di vita, “ovvero ai pregiudizi o a un’omofobia interiorizzata”. Insomma stiamo parlando di tesi assolutamente relativiste, che annullano il dato biologico e ogni diritto del bambino ad avere un padre e da una madre. Ragionamenti che forniscono pericolose giustificazioni ad aberranti pratiche come l’utero in affitto, recentemente condannate anche dal Consiglio d’Europa.

Nelle tavole rotonde che accompagneranno i cinque incontri formativi si legge anche il nome di Rita Torti, formatrice nel campo degli studi di genere e autrice del libro ‘Mamma perché Dio è maschio?’, testo in cui dice che essere maschi e femmine dipende più dai ruoli che ci sono stati assegnati fin dalla nascita che dalle differenze biologiche.

D’altra parte gli scopi del corso sono ben evidenziati in un recente articolo del giornalino diocesano ‘Luce e vita’, in cui si spiega che “manifestazioni di piazza e minacciosi tam-tam sono solo slogan mistificatori”, con chiaro riferimenti ai Family Day, “nell’assoluta mancanza di conoscenza degli studi di genere”. Per questo motivo – riferisce l’articolo della testata diocesana – il corso farà chiarezza su temi quali l’identità di genere, i diritti delle persone omosessuali, il disagio in quanti non si riconoscono nella propria identità sessuale, la questione femminile e il “diritto al figlio”.

Insomma con la solita nobile scusa della lotta ad ogni forma di violenza, discriminazione e pregiudizio si rischia di mettere tutto nel calderone facendo emergere teorie che mostrano anche la famiglia naturale e la procreazione che necessita di due persone di sesso opposto come stereotipi e vincoli culturali da abbattere per arrivare alla piena uguaglianza.

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S.E. Mons. Domenico Cornacchia (FOTO TRATTA DAL SITO UFFICIALE DELLA DIOCESI)

Visti i presupposti sarà quindi necessario che il vescovo faccia subito chiarezza circa le tematiche che saranno trattate e i contenuti che saranno veicolati in questo corso di formazione.

Papa Francesco, che ha fondato tutto il suo magistero sulla misericordia divina e l’accoglienza delle “famiglie ferite”, sul gender non ha mai lasciato alcuno spiraglio a fraintendimenti e aperture di ogni sorta: è una nuova forma di “colonizzazione ideologica” ha sempre affermato il Pontefice in numerose occasioni sia pubbliche che private.

Il monito contro le ideologie tese a destrutturare l’identità sessuata dei bambini e la stessa antropologia umana è stato ribadito da Francesco appena due mesi fa a Cracovia, nell’incontro in cattedrale del 27 luglio con i vescovi polacchi.

Non esiste quindi un educazione di genere buona e una cattiva, una radicale e una moderata, come potrebbe lasciare intendere il titolo dell’evento (‘L’Educazione di genere come contributo alla costruzione dell’Identità’).

Insomma anche nella Chiesa di Francesco immaginata come “un grande ospedale da campo dopo una battaglia” non c’è spazio alcuno per chi vuole promuove teorie tese alle rieducazione dei bambini con metodi che lo stesso Papa ha definito da “Gioventù Hitleriana” durante la conferenza stampa di ritorno al viaggio nelle Filippine nel gennaio 2015.

filippo-genrazione-famiglia-250x250A giudicare dal tenore dell’evento organizzato dalla Chiesa pugliese viene da chiedersi se il vescovo di Molfetta non sia effettivamente consapevole dell’identità professionale dei relatori e della loro chiara impostazione ideologica. “Siamo abituati a fronteggiare la colonizzazione ideologica del gender ma che sia sponsorizzata anche da alcuni ambienti della Chiesa questo ci riempie di amarezza”, commenta il portavoce di Generazione Famiglia, Filippo Savarese, che assicura la presenza di delegati del movimento alla giornata di venerdì e il monitoraggio costante dell’iniziativa per i prossimi appuntamenti.